Francesco Molino
Grand Trio Concertant, op. 30
Francesco Biraghi
Da sempre attivo sul fronte della
musica d'insieme con chitarra, a metà degli anni '80 stavo compiendo
ricerche per trovare nuovi brani ed ampliare il repertorio del Trio
violino-viola-chitarra (Art Trio) con cui svolgevo all'epoca una
articolata attività concertistica. Tra i brani che suonavamo
abitualmente in concerto figurava il Trio op.45 (propriamente
"Second Grand Trio Concertant") in Re maggiore di Francesco
Molino, disponibile fino ad allora soltanto nella vecchia edizione
Zimmermann, ma proprio in quegli anni (1986) ripubblicato in fac-simile
da Tecla. Tale Trio veniva comunemente eseguito o inciso nella
combinazione flauto-viola-chitarra, ma l'uso del violino in luogo del
flauto mi sembrava - e tuttora rimango di questa opinione - conferisse
maggiore autenticità al lavoro, specie dal punto di vista timbrico.
C'erano poi un paio di considerazioni aggiuntive che mi inducevano a
preferire l'opzione violinistica: innanzitutto le origini di Francesco
Molino, che era stato violinista e violista ancor prima che
chitarrista, in secondo luogo la sorprendente indicazione "2.e
Corde" nella parte del Flauto(!)/Violino (2° mov.
"Romance"), nel fac-simile dell'edizione originale, elemento
che rivelava una probabile primaria destinazione violinistica da parte
del compositore.
La contemporanea pubblicazione in fac-simile
dei Trois Trios op.4, per flauto-viola-chitarra, sempre da parte di
Tecla, aggiungeva un nuovo importante apporto al repertorio
cameristico con chitarra del compositore piemontese, tuttavia mancava
ancora all'appello l'altra sua opera più importante e rappresentativa,
il "Grand Trio Concertant" op.30. Di tale lavoro era
custodita soltanto una copia incompleta alla Bibliothèque Nationale
di Parigi, ed in tal modo l'opera risultava ineseguibile. Parlai del
problema con Ruggero Chiesa (che era stato il mio maestro in
Conservatorio), ed egli mi suggerì di tentare qualche ricerca al di
là dell' Atlantico, negli Stati Uniti: il tentativo fu quasi subito
coronato da successo. Nei primi anni '90 ero dunque probabilmente
l'unico chitarrista in Italia a possedere una copia dell'op.30, ma nel
frattempo il mio Trio aveva cessato l'attività, cosicché la mia
scoperta restava inutilizzata nel cassetto…
Qualche anno dopo iniziai a lavorare
con un nuovo gruppo, "Lo Specchio dei Suoni": proposi subito
ai miei nuovi collaboratori la lettura di alcune partiture inconsuete,
tra le quali l'op.30 di Molino. Fu amore a prima vista: fin dal primo
approccio il lavoro appariva come un'opera di limpida ispirazione
classica, efficacissimo nella scrittura per gli archi e virtuosistico
nella scrittura concertante per chitarra. Non sfuggirà a nessuno la
bellezza del Larghetto introduttivo in Mi minore ed il brio del Rondò
in Sol maggiore! Con "Lo Specchio dei Suoni" abbiamo
eseguito numerose volte il Trio, sempre suscitando ottime reazioni:
ricordo in particolare con emozione una ripresa in diretta radiofonica
per Radio Clásica nel 1999 a Madrid, in una splendida Sala
dell'Accademia Reale di San Fernando, che incontrò l'entusiastico
favore degli organizzatori e del pubblico presente. Non ho finora
avuto l'opportunità di eseguire il lavoro col flauto invece che col
violino: assai più che nell'op.45 ritengo tuttavia che la doppia
opzione flauto o violino possa trovare nell'op.30 una valida
applicazione, vuoi per la limpida scrittura della parte, vuoi per la
tonalità luminosa e brillante di Sol maggiore che si adatta benissimo
anche al flauto. Ringrazio infine Brian Jeffery per avere voluto
aderire al mio invito per rendere pubblico, con una affidabile
edizione moderna, un lavoro che rappresenta senza dubbio un'ottima
acquisizione nel repertorio da camera con chitarra.
FRANCESCO BIRAGHI
(Docente di Chitarra al Conservatorio "G.Verdi" di Milano)
(the same in
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